Rinnovo delle grandi concessioni idroelettriche

Riuscire a valutare e a comprendere tutto quello che comporta la produzione e il consumo di energia elettrica, vuol dire riuscire ad analizzare e a conoscere nel suo complesso la trama che sostiene questa materia.

Gli aspetti più globali, intesi come risvolti politici, sociali ed economici, ma soprattutto ambientali e che nella storia hanno portato allo sviluppo delle cosiddette energie alternative, energie che favoriscono due importanti aspetti: la sostenibilità dell’ambiente e l’autonomia degli Stati; ma anche l’ambito territoriale, intendendo sia le leggi in materia presenti in ogni singolo Stato, in Italia nel nostro caso, sia come risorsa rinnovabile di cui la nostra provincia è estremamente dotata.

Molti gli aspetti da tener presente, alcuni dei quali però per il nostro territorio sono particolarmente attuali. La differenza tra piccole e grandi derivazioni, il districato quadro normativo in materia e il ruolo della Provincia di Sondrio sono solo alcuni degli elementi che la conferenza tenuta da Marco Bissi, Presidente Bissi Holding, dal titolo “Rinnovo delle grandi concessioni idroelettriche, passaggio cruciale per lo sviluppo socio economico della Valtellina” e organizzata da UNITRE Sondrio, ha toccato.

“Si parte dal quadro normativo che in Italia risale al 1933, anno di nascita del Testo Unico legislativo originario, che è stato successivamente corretto in alcuni suoi aspetti dal Decreto Bersani (d.lgs. 79/1999). Una legge, quest’ultima, nata come recepimento della direttiva dell’Unione Europea sulla liberalizzazione del mercato in merito alle grandi derivazioni idroelettriche – spiega Marco Bissi -. Il Testo Unico, infatti, prevedeva un regime di proroga delle concessioni sostanzialmente perpetuo, il Decreto Bersani, pone invece una grossa differenza tra le grandi derivazioni idroelettriche (ovvero quelle che superano i 3.000 kW di potenza nominale annua) e le piccole (quelle che non eccedono i 3.000 kW) rispetto al loro destino allo scadere delle relative concessioni. Per le piccole derivazioni, infatti, è possibile il rinnovo, qualora non in contrasto con prevalenti motivi di interesse pubblico, mentre per le grandi derivazioni il Decreto prevede il passaggio delle opere allo Stato e la riassegnazione della concessione mediante l’espletamento di gara onerosa ad evidenza pubblica.

Il Decreto però non abbandona il riconoscimento di uno speciale regime di favore per il concessionario uscente, diretto in qualche modo a compensare l’abolizione della illimitata facoltà di proroga prevista dal T.U. del 1933. Quest’ultimo aspetto però, è stato dichiarato illegittimo dalla Corte Costituzionale, ritenendo il diritto di prelazione un indebito privilegio a favore dei concessionari uscenti che snatura l’essenza stessa della gara, rendendola di fatto inutile impedendo la parità di trattamento tra i vari operatori” continua.

Anno dopo anno si arriva ai giorni d’oggi dove di fatto l’Italia non è stata in grado né di creare nuove gare in materia né di dettarne le regole. Infatti, i diversi provvedimenti che sono seguiti al Decreto Bersani sono stati tutti censurati dalla Corte Costituzionale e oltre a non aver liberato il mercato, così come aveva sollecitato l’Unione Europea, hanno comportato un’illegittima proroga delle concessioni. Una situazione che non lascia immune nemmeno la nostra provincia, soprattutto considerando che produce circa il 13% dell’energia idroelettrica prodotta a livello nazionale e il 50% di quella lombarda. Delle varie concessioni presenti oggi in provincia di Sondrio, infatti, 9 sono già scadute tra il 2010 e il 2016 e vengono quindi esercite attraverso proroghe dichiarate incostituzionali.

Un ulteriore elemento di difficoltà è la ripartizione delle competenze legislative in quanto la materia complessiva delle derivazioni idroelettriche compete allo Stato; alle Regioni, in seguito al D.Lgs. n. 112/1998, competono le funzioni amministrative relative alla gestione del demanio idrico, comprese quelle relative alle derivazioni di acqua pubblica e alla determinazione dei canoni di concessione; mentre alle Province, infine, sono state trasferite alcune competenze, ma soprattutto in materia di piccole derivazioni.

“Le attuali competenze della Provincia di Sondrio in tema di grandi derivazioni sono poche e si limitano all’istruttoria delle domande, ma non al rilascio delle concessioni – continua Marco Bissi -. Nessuna competenza è riservata alla Provincia di Sondrio nella determinazione dei canoni demaniali che, per quanto concerne le derivazioni valtellinesi, ammontano a circa 45 milioni di euro annuali. Se la provincia di Sondrio desidera avere un ruolo reale nella partita di riassegnazione delle grandi derivazioni, ciò che occorre rivendicare è la piena titolarità sul Demanio Idrico, competenza oggi in capo alle Regioni e alle Province autonome. E’ una rivendicazione difficile da ottenere, che deve essere portata avanti con forza da tutto il territorio, affinché la principale ricchezza della provincia di Sondrio resti del suo territorio. Tutte le forme di autogoverno auspicate richiedono e necessitano di risorse, esattamente come succede nelle vicine Trento e Bolzano, e quella relativa al Demanio Idrico è per questo territorio la principale. Una rivendicazione di piena titolarità, a mio avviso, difficile ma dovuta e legittima” conclude Marco Bissi.

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